Questo o quello? – Lettera D

Proseguiamo con la pubblicazione nel Dizionario della lettera D, mentre qui ci occupiamo di approfondimenti (sempre seguendo l’ordine alfabetico) relativi ad alcune delle voci contenute in questa lettera.

Quando si fa riferimento a un periodo di dieci anni di vita, per esempio “nel sesto decennio di vita”, è preferibile usare, per l’appunto, decennio e non decade. Per quanto considerati da molti sinonimi, “decennio” è un periodo di dieci anni, mentre “decade” va inteso preferibilmente come un periodo di dieci giorni.

Per molti diarrea è una brutta parola, o almeno sconveniente, per cui viene sostituita con dissenteria. È un errore, perché non si tratta di sinonimi. La “dissenteria” è uno stato di flogosi o infezione a carico dell’intestino, soprattutto del colon, che si manifesta con diarrea, dolori addominali, tenesmo, feci contenenti sangue, muco e/o pus. Gli agenti causali infettivi più frequenti della dissenteria sono Entamoeba histolytica (dissenteria amebica), Shigella dysenteriae (dissenteria bacillare), Giardia lamblia e Balantidium coli (balantidiasi).

Errore molto comune è confondere dissezione con dissecazione. La “dissezione” è il procedimento di scomposizione metodica delle varie forme anatomiche; la “dissecazione”  è una lacerazione all’interno della parete di un vaso sanguigno (per es., la dissecazione dell’aorta).

Abbiamo già detto di non usare disordine nell’articolo Malattie: quanti termini ci sono per definirla? “Disordine” si appoggia all’inglese disorder, ma ci sono molti termini assai più appropriati per definire una condizione patologica: malattia, patologia, sindrome, affezione, disturbo… per cui non c’è alcuna ragione di…  fare disordine.

Questo o quello? – Lettere B, C

Anzitutto grazie a tutti coloro che hanno manifestato consenso e interesse alla nuova pagina “Dizionario”, in cui si riportano tutti i termini più controversi in medicina e biologia, indicandone l’uso corretto. Oggi proseguiamo con la pubblicazione nel Dizionario delle lettere B e C, mentre qui ci occupiamo di approfondimenti relativi ad alcune delle voci contenute in queste lettere.

Biopsia, per esempio, offre lo spunto per sconsigliare caldamente l’uso di tutti quei verbi che derivano da termini molto usati in medicina ma che non per questo autorizzano a coniare verbi che non esistono in italiano. Non si dirà, pertanto, biopsiare, così come non si dirà profilassare, slatentizzare, e molti altri. “Refertare”, invece, è accettato. Si dirà dunque “effettuare una biopsia”.

Altra questione interessante: cardiomiopatia o miocardiopatia? La prima, su Google ha, a oggi, 515.000 risultati, mentre la seconda ne ha 224.000, poco più della metà. Insomma, cardiomiopatia è certamente preferibile a miocardiopatia, il cui impiego, tuttavia, non può definirsi sbagliato. Anzi, talune fonti, prima fra tutte l’ottimo dizionario italiano/inglese Medicina e Biologia, di Delfino, Lanciotti, Liguri e Stefani, pubblicato da Zanichelli, opera una distinzione sottile: alla voce “cardiomiopatia” si legge: “Malattia del muscolo cardiaco primitiva o idiopatica (su base familiare, genetica, infettiva, immunologica, tossica, ecc.); si parla in genere di miocardiopatia se la malattia è secondaria. La cardiomiopatia viene distinta in restrittiva, dilatativa e ostruttiva”. Quindi, “cardiopatia” se processo primitivo o idiopatico, “miocardiopatia” se, come si legge ancora nella fonte citata, trattasi di “processo secondario a ipertensione (miocardiopatia ipertensiva), a ischemia del miocardio per alterazioni coronariche (miocardiopatia ischemica), a lesioni valvolari o a malattie cardiopolmonari”. Devo dire che la distinzione non mi convince, però vista l’autorevolezza della fonte va considerata. Nel dubbio, usare “cardiomiopatia”.

Di come combinazione di farmaci sia diverso da associazione di farmaci, abbiamo già detto a proposito della lettera A, cui rimandiamo.

Molto spesso mi capita di leggere frasi del tipo “il disturbo correla con…” e simili: è sbagliato perché in questo caso va usato il verbo intransitivo: correlarsi e non correlare, cioè, per tornare all’esempio, “il disturbo si correla con…”. Si nota sempre più la tendenza nella lingua italiana a trasformare un verbo intransitivo in uno transitivo (in questi giorni ho sentito una nota giornalista dire in TV “In molti hanno congratulato Biden…” anziché “si sono congratulati con Biden”). Naturalmente, non sto dicendo che “correlare” non è  verbo transitivo (per es., “correlare fenomeni locali con…”), ma in medicina è quasi sempre usato nella forma intransitiva (“la sindrome si correla con…”, “il disturbo non sembra correlarsi con…”).

Corticale e corteccia non sono sinonimi. La “corteccia” è lo strato esterno di un organo (per es., la corteccia cerebrale e la corteccia del rene sottostante la capsula fibrosa, dove sono localizzati i corpuscoli di Malpighi e le porzioni superficiali dei nefroni). “Corticale”, invece, è riferito alla corteccia, o con le caratteristiche di una corteccia, in particolare alla corteccia telencefalica e a quella della ghiandola surrenale.

Infine, una volta per tutte, in medicina si dice coste e non costole!

Questo o quello? – Lettera A

Il blog si arricchisce di una nuova pagina: il Dizionario (e ne seguiranno altre). L’idea è quella di far diventare sempre di più questo sito una risorsa per chi scrive e traduce di medicina. Per cui, alle questioni terminologiche/lessicali che abbiamo trattato sinora (e che naturalmente continueremo a trattare), affiancheremo delle pagine “di servizio” che hanno l’obiettivo di rispondere a domande del tipo:

  • Quale tra due o più termini, apparentemente simili e usati, è corretto e quale no? (o in altri casi preferibile)
  • Come si scrive un determinato termine quando ci sono più varianti?
  • Quali sono gli aspetti redazionali di scrittura di un determinato termine (tondo, bold, corsivo…)?

Ci sarà ogni volta un articolo di approfondimento e contemporaneamente la pubblicazione nel Dizionario di tutti i termini delle lettere trattate nell’articolo, cioè di quei termini per i quali non è necessario un approfondimento, ma solo l’indicazione relativa all’uso corretto.

Naturalmente, non sempre tutti saranno d’accordo: sarà una volta di più l’occasione per confrontarsi, come deve essere nello spirito del blog. Per cui si invitano i lettori a esprimere i loro dubbi e segnalare i termini non presenti. In questa maniera il dizionario si arricchirà sempre di più.

Partiamo con la lettera A.

Molti usano aspirina per acido acetilsalicilico. In realtà, Aspirina è il nome commerciale del principio attivo acido acetilsalicilico, per cui è più corretto usare quest’ultimo. Tuttavia, va detto che l’uso di aspirina è ormai così diffuso che il suo impiego è accettabile, naturalmente con la “a” minuscola. C’è anche una storia dietro il nome che vale la pena raccontare. Fu la Bayer nel 1899 a brevettare la produzione industriale dell’acido acetilsalicilico con il nome Aspirin (“a” per acetile, “spir” dal fiore Spirea ulmaria da cui si ricava l’acido spireico, ovvero l’acido salicilico, e il suffisso “in” che si usava per i farmaci all’epoca). Ma dopo la Prima guerra mondiale gli Alleati occuparono e rivendettero le proprietà della Bayer rivendicando il diritto a usare il marchio. Nel 1921, una sentenza della Corte federale degli Stati Uniti  fece di “aspirin” un nome generico non più soggetto a brevetto. Però, in Italia, Aspirina è ancora un marchio registrato.

È comune l’uso di epinefrina e norepinefrina per adrenalina e noradrenalina (a partire dalla mitica serie TV “E.R.”). È un errore, o almeno non è corretto: “epinefrina” è un calco semantico dall’inglese epinephrine. Va detto, tuttavia, che in farmacologia “epinefrina” è la Denominazione Comune Internazionale (DCI) del principio attivo. Ma è anche vero che se cercate sul sito dell’AIFA “epinefrina” non la troverete…

È scontato, ma alcuni usano arteria coronarica quando invece è arteria coronaria. “Coronario” (come si legge alla voce nel vocabolario Treccani) è “formazione disposta a guisa di corona intorno a un organo”; “coronarico” è pertinente alle arterie e vene coronarie, per cui si dirà insufficienza coronarica, circolo coronarico ecc.

Associazione di farmaci e combinazione di farmaci non sono termini equivalenti: per “associazione” si intende l’assunzione contemporanea di due o più farmaci, come in una terapia di associazione; mentre per “combinazione” si intendono due o più principi attivi contenuti nello stesso farmaco, in genere in combinazione fissa.

Finiamo con asma che per molti è di genere maschile, per cui scrivono “un asma conclamato” e simili. Tuttavia, è più naturale considerarlo di genere femminile come fa il dizionario Zingarelli che accetta il genere maschile come “raro”.

Un elenco molto più completo dei termini controversi che iniziano per “A” lo trovate nella nuova pagina “Dizionario”: una volta di più, consultatela, confrontatevi e scrivete sia per obiettare sia per arricchire la pagina stessa.