Espressioni comuni per definire le malattie

Nei due precedenti articoli abbiamo visto le malattie eponimiche e poi i molti suffissi e prefissi che concorrono a formare i termini con cui si definiscono le malattie. Qui ci occuperemo invece delle espressioni comuni per denominarle, un altro classico caso di “distanza” tra il linguaggio popolare e quello medico, specialistico.

Alcune di queste espressioni comuni hanno l’indubbio vantaggio di rimandare con evidenza alla caratteristica principe del disturbo: è il caso, solo per fare alcuni esempi, del gomito del tennista, del fuoco di sant’Antonio, del labbro leporino o del colpo della strega  (i cui corrispettivi sono l’epicondilite laterale, l’herpes zoster, la cheiloschisi o labioschisi e la lombalgia/dorsalgia).

Altre vanno scomparendo, come il ginocchio della lavandaia, anche perché per fortuna le donne non si inginocchiano più sulla dura pietra dei lavatoi. Però la borsite prepatellare resta, seppure per altre cause.

Tralasciamo i modi di dire che appartengono ad altre epoche, come il mal della pietra (con cui si intendeva la calcolosi o litiasi renale) e l’idropisia (oggi anasarca – edema massiccio e diffuso, sottocutaneo, dovuto all’effusione di liquido nello spazio extracellulare) perché altrimenti non ne veniamo più fuori e andremmo a occuparci di storia della medicina.

Però molte espressioni gergali restano, eccome. Ecco così che molti dicono “ho la cervicale” (ma anche “ho il torcicollo”) oppure “ho la sciatica”: certo queste espressioni sono improprie, ma sarebbe ingeneroso chiedere loro di dire cervicalgia e sciatalgia.

Ci sono poi gli orecchioni per la parotite, la tosse asinina (o canina, o convulsa) per la pertosse. E, a proposito delle malattie dell’infanzia, se una mamma dice che il suo bimbo ha l’acetone, beh, non possiamo pretendere che dica acetonuria o che si esprima dicendo che il piccolo ha un’alterazione dei corpi chetonici.

Curioso anche l’uso del termine popolare costipazione, che per alcuni significa raffreddore o affezione ai bronchi, per altri stitichezza (che poi, va da sé, è la stipsi).

Naturalmente c’è il classico esaurimento nervoso che un è nonsenso, ma che forse sopravvive perché incerto è l’equivalente: nevrastenia? distonia neurovegetativa? nevrosi d’ansia? depressione?
E la debolezza, per astenia.

E infine non si può tacere il brutto male per tumore, un’espressione così infelice, per non dire male incurabile, anche perché sottintende l’assenza di speranza quando invece sappiamo benissimo che oggi ci sono trattamenti risolutivi per la maggior parte dei tumori. Eppure, quante volte lo si legge in un quotidiano o lo si sente in un telegiornale…

Prometto, la prossima volta concludo… ho ancora alcune chicche da raccontarvi sui termini che si usano per definire le malattie.

6 Comments

  1. Caro Tiziano,
    mi ha incuriosito la “costipazione”: come mai per lo stesso termine si hanno due significati (popolari) così diversi? Insomma, un raffreddore non mi sembra avere nulla a che fare con la stipsi…
    Natale

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    1. Grazie del commento. Ci sono due spiegazioni. La prima è che “costipazione” per “stitichezza” viene usato anche, seppure impropriamente, nel linguaggio medico, mentre nel significato di “raffreddore” solo in quello popolare. La seconda ragione credo stia nella etimologia della parola. “Costipazione” deriva dal latino e sta per “affollamento”. Da cui per estensione di significato deriva la congestione nasale e…

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  2. Gentilissimo Tiziano, che dire? Che me li godo proprio i tuoi post. Meglio della lettura mattutina dei quotidiani… Mi dico: un buon viatico, saggio, corretto, mai saccente, acuto e anche ironico. Che di questi tempi assai aiuta… Un grazie sincero!

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    1. Grazie! Ho capito che abbiamo in comune l’amore per le parole, per l’etimologia. Quando si conosce il significato di una parola la si usa con appropriatezza e ciò aiuta, eccome! Non ricordo chi diceva “le parole sono il mio fucile”. Noi ci difendiamo così dalle avversità della vita…

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      1. Grazie a te! E concordo: ”le parole (da quando abbiamo codificato i linguaggi) sono importanti” (Marco Balzano – senza voler far pubblicità a chicchessia, sia chiaro): sono tutto, le ns culture, le ns civiltà, i nostri sapere e le ns scienze (e coscienze). Con le parole, per mezzo loro, con loro, abbiamo costruito e distrutto… il ns mondo, esse sono…

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