Come trattare figure e tabelle e loro riferimenti nel testo

Continuiamo con il proporre alcuni temi a carattere redazionale, sempre utili a chi scrive e traduce testi di medicina.

Oggi ci occupiamo di figure e tabelle, di come queste vanno trattate, e loro riferimenti nel testo.

Le figure devono essere di buona qualità, in un formato adatto per la stampa (per es., jpeg). Non inserire mail le figure nel testo di Word e per esse non usare mai tale formato. Se protette da copyright, occorre disporre dell’autorizzazione al loro utilizzo. Le fotografie che ritraggono pazienti potenzialmente identificabili devono essere accompagnate da un permesso scritto per il loro uso o, in alternativa, trattate di modo da nasconderne gli occhi o altri elementi che consentano il riconoscimento. Analogamente, il nome del paziente che spesso compare in alcune immagini (come in quelle ecografiche, nelle lastre Rx, o nelle strisce di elettrocardiogrammi) va rimosso.

Didascalie. La didascalia di una figura viene posta sotto la figura stessa (se non a lato per esigenze grafiche) e ha il punto finale (mentre nelle tabelle il titolo e l’eventuale testo che segue è collocato sopra la tabella stessa senza il punto finale).

Nella didascalia, la parola Figura viene solitamente composta in bold, seguita dal numero della stessa (secondo una numerazione consecutiva che rispetta l’ordine con cui le figure sono citate nel testo), dal punto e quindi dal testo della didascalia (per es., Figura 1. …). Molto spesso i numeri sono due: prima quello del capitolo in cui si trova la figura e poi il numero progressivo della figura all’interno del capitolo stesso – in questo caso il secondo numero non è seguito dal punto (per es., Figura 1.1 oppure Figura 1-1).

Qualsiasi sigla che compaia nella figura va esplicitata nella didascalia e segue il testo della stessa (per es., AD = malattia di Alzheimer, oppure AD, malattia di Alzheimer). Se le sigle sono più di una è consigliabile indicarle seguendo l’ordine alfabetico, anche se taluni preferiscono elencarle in base alla loro posizione nella figura, andando dall’alto in basso e da sinistra a destra.

Se va citata la fonte della figura, tale citazione segue la didascalia e la legenda delle sigle; solitamente si usano le forme “Da … ; riproduzione autorizzata” [l’equivalente dell’inglese from], o “Per gentile concessione di …” [l’equivalente dell’inglese with permission]. Se la figura è stata modificata rispetto all’originale, ciò va precisato, di solito nella forma “modificata da…”.

Rimandi nel testo alle figure. Ogni figura deve avere il suo rimando nel testo, solitamente tra parentesi e in bold (per es., Figura 1.1, eventualmente anche nella forma contratta [Fig. 1.1]). Se si rimanda a una figura più di una volta, per i rimandi successivi al primo non si usa più il bold e si mette il “vedi” davanti (per es., vedi Figura 1.1).

Quando, invece, il rimando alla figura è contenuto nel testo stesso, in forma discorsiva, si privilegiano forme del tipo “… come si può osservare nella Figura 1.1 …”, anche qui preferibilmente con la F di figura in maiuscolo.

Gli autori di pubblicazioni scientifiche possono trovare indicazioni generali su come trattare le figure (oltre che per tutti gli altri aspetti relativi alla loro stesura) nel documento “Recommendations for the Conduct, Reporting, Editing, and Publication of Scholarly Work in Medical Journals”, a cura dell’International Committee of Medical Journal Editors (ICMJE), scaricabile al seguente link: http://www.icmje.org/recommendations/    

L’edizione italiana (“Requisiti di Uniformità ICMJE”), seppure al momento si tratti della traduzione di una precedente versione, è disponibile sul sito della Fondazione GIMBE.

Inoltre, ogni Editore di pubblicazioni scientifiche pubblica in un’apposita sezione del proprio sito internet le specifiche indicazioni per gli autori.

Le tabelle devono riportare informazioni in modo conciso ed essere efficaci; in molte occasioni possono anche sostituire il testo riducendone la lunghezza. Ogni colonna deve avere un’intestazione breve o abbreviata; usare solo i fili di suddivisione indispensabili (solitamente quelli che separano le intestazioni dei dati, mentre sono spesso superflui quelli che dividono le colonne tra loro e ancor più le righe); ricordare di allineare i valori numerici al punto delle migliaia o alla virgola dei decimali e che solitamente non si usa il punto alla fine delle righe di testo interne alla tabella.

Come già detto, nelle tabelle il titolo e il testo che segue sono posizionati sopra la tabella stessa (a differenza delle figure) e non è previsto il punto finale.

Per il resto, valgono le medesime considerazioni fatte sopra per le figure. Si aggiungerà solo che se le abbreviazioni e le sigle contenute in una tabella sono molte possono essere seguite dai simboli, in sequenza, *,†,‡,§,||,¶,**,††,‡‡ che verranno poi ripresi nella legenda per la loro esplicitazione.

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